DONALD FACTOR

il figlio di Max Factor, il leggendario artista del make-up

Donald Factor è il figlio di Max Factor, il leggendario artista del make-up. Donald è stato un paziente dell’Oasis of Hope Hospital a Tijuana in Messico, l’ospedale fondato dal dottor Ernesto Contreras, ed attualmente diretto dal figlio, il dottor Francisco Contreras. Dio ha operato un grande miracolo nella sua vita. Donald è stato così gentile da raccontarci la sua testimonianza.

“Mi chiamo Donald Factor. Vivevo a Londra nel novembre del 1986, quando mi venne diagnosticato un carcinoma del polmone che aveva metastatizzato al fegato. Sostanzialmente, i dottori in Inghilterra non avevano molta speranza che potessi venirne fuori. Furono molto apologetici, e mi offrirono un trattamento grazie al quale avrei potuto prolungare la mia vita per un po’, ma non a lungo. Io non mi sentivo semplicemente di accettare quella prognosi, e decisi di avere un incontro con il dottor Contreras.

Incontrai il dottor Contreras qualche anno primo ad una conferenza in Inghilterra e fui molto colpito dal suo approccio al cancro. Lui ci disse che loro usano la medicina moderna combinata con altri elementi naturali, ed una grande quantità di amore e fede. Mia moglie ed io partimmo dall’Inghilterra verso Los Angeles, e poi scendemmo in macchina verso Tijuana, fino all’ospedale dove sono stato curato.

Quando sono arrivato mi trovavo in condizioni di estrema debolezza. Erano passati solo 10 giorni dalla prima diagnosi, e il cancro si era già propagato alla colonna vertebrale. Io avevo dei dolori strazianti a causa del nervo sciatico intaccato, e potevo camminare a mala pena. Avevo anche perso rapidamente peso. 

Alla clinica di Contreras mi diedero un’occhiata e furono subito molto interessati al mio caso. Anche loro non erano troppo ottimisti circa il mio futuro, ma come disse il dottor Ernesto Contreras, dato che sia io che mia moglie eravamo disposti a fare qualunque cosa fosse possibile per combattere il cancro, loro erano pronti a lavorare insieme a noi.

Per essere breve, la cura ebbe successo.

Io conoscevo Tijuana, io sono nato e cresciuto a Los Angeles, e quello era il posto in cui ci recavamo quando eravamo teenager per soddisfare i nostri capricci. Non è mai stato un luogo che avevo mai associato allo stare bene, ma piuttosto un posto che associavo allo stare male. Sono rimasto impressionato dalla clinica del dottor Contreras quando vi arrivai, e incontrai lo staff. Non avevo mai sperimentato prima un ospedale dove i dottori mi trattassero come un essere umano, piuttosto che come un mucchio di sintomi o come una malattia che entra dalla porta. Improvvisamente, c’era una squadra di persone che erano interessate a me, e che mi coinvolgevano nel trattamento che facevo. Sono stato interpellato, sono stato informato, e mi sono sentito parte della squadra che si occupava di me. Non ero solo un oggetto da essere trattato. E quello che fu incredibile è che scoprii che esisteva un’altra faccia di Tijuana che non avrei mai immaginato nella mia giovinezza. Penso che una delle cose principali che mi hanno aiutato nella pronta efficacia del mio trattamento, è stato l’uso di un catetere che fu in grado di portare la medicina (laetrile) direttamente all’interno del mio fegato. Penso che fosse un catetere Hickman inserito nella vena ombelicale, che io tenni senza problemi per un anno. Ero così in grado di fare la mia terapia più facilmente, bastava inserire quanto era necessario con una siringa nel tubicino del catetere, ed esso veniva facilmente trasportato nel mio corpo, senza alcun problema”.

Tutto ciò è accaduto nel 1986, 22 anni fa questo novembre.

Dopo il trattamento iniziale e dopo un anno di terapia a casa, io ero completamente libero da qualunque segno di cancro. Tornai a Tijuana regolarmente per fare i check-up, e dopo circa tre anni di remissione, i dottori dissero che ero guarito. Io dissi: “Pensavo che nel mondo del cancro non esistesse guarigione”. E loro risposero: “Bene, è sciocco mettersi a scrivere “guarito”, in effetti lo si vede anno dopo anno, lo vedremo quando tornerà a trovarci, ogni volta che vorrà”. Ed è quello che feci.

Io avevo già molte idee circa la medicina “ortodossa” e la scienza moderna. Non mi sono mai trovato bene con tale medicina. Ho conociuto persone con l’AIDS, e mi ha sempre molto disturbato il modo in cui quella malattia veniva trattata, ed anche il fatto che in quegli anni sembrava che i malati di AIDS fossero destinati a morire entro due anni. Non mi pareva giusto, pensavo che ci potesse essere qualche altra soluzione. Ora ho conosciuto e sperimentato la medicina complementare e alternativa.

Io non avevo mai sperimentato su me stesso essere un paziente in un luogo dove l’amore e la gentilezza umana vengono applicati come parte del programma di cura. Devo dire che per me è stata una rivelazione”.

 

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