Bisogno di cambiamento

è tempo di alternative... Appare ovvio che i metodi attuali di cura e l’orientamento della ricerca sul cancro debbano cambiare

E’ chiaro che molti vedono la terapia come una sorte peggiore della morte. Mio padre, il dott. Josè Ernesto Contreras, … condivise il mio disappunto dicendo: “E’ davvero frustrante vedere quanto poco siamo stati in gradi di progredire … contro il cancro. Io ho trattato più di 40.000 pazienti, molti di loro nello stadio finale del cancro, e non posso affermare che più del 15% di loro abbiano risposto positivamente alla terapia ortodossa. Solo circa il 40% hanno ricevuto il beneficio di una temporanea remissione o l’alleviamento del dolore. Il rimanente 45% hanno avuto poche o nessuna riduzione della loro sofferenza. Io posso solo ricordare pochi pazienti la cui vita è stata significativamente prolungata dai trattamenti aggressivi ora disponibili. In molti casi studiati, noi abbiamo dovuto concludere che il rimedio è stato peggio della malattia”.

Mio padre ed io non siamo da soli. Nel 1969 il dott. Hardin James dell’Università di Berkeley della California, ad una conferenza dell’American Cancer Society, riportò che i pazienti non sottoposti a terapie aggressive avevano avuto un’aspettativa di vita più lunga di quelli sottoposti a trattamenti aggressivi. Nel 1986 il dott. Bailar III e Elaine Smith riportarono che i pazienti con cancro al polmone che rifiutarono il trattamento sperimentarono un’aspettativa di vita più lunga ed una migliore qualità della vita rispetto a quelli che avevano ricevuto il trattamento. Nel 1988 il dott. Ulrich Abel riportò che i pazienti che soffrivano di cancro al pancreas che ricevettero un trattamento placebo hanno vissuto più a lungo e meglio. Il dott. Baila III, dopo aver valutato i risultati delle terapie del cancro tra il 1950 e il 1980, relazionò che esse erano “un fallimento qualificato”. Questi uomini e donne non stanno scherzando quando affermano che entrambi – i metodi di trattamento e la direzione delle ricerche – devono cambiare.

Se la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia sono stati così fallimentari, perché la medicina tradizionale non li ha rigettati? … Le autorità governative, la comunità scientifica e i monopoli farmaceutici hanno messo seri ostacoli sul sentiero delle nuove idee. Le terapie alternative, molte delle quali è stato provato che sono efficaci, sono state ridicolizzate, messe da parte e proibite …

Solo circa 2 anni fa, uno stimato oncologo venne a trovare mio padre. Egli spiegò che aveva il cancro e che stava cercando qualcuno che lo trattasse. Mio padre gli chiese: “Perché non fai la chemioterapia che hai prescritto ai tuoi pazienti nei passati trent’anni?”. Il dottore rispose: “Ma stiamo parlando di me Ernesto!”. L’esperienza che questo specialista del cancro si era fatto nel trattare centinaia di pazienti gli ha insegnato che la chemio da sola non era in grado di curarlo. Egli venne da mio padre a cercare un approccio integrativo …

Le terapie convenzionali come la chemioterapia, la radioterapia e la chirurgia possono avere successo nella distruzione di cellule maligne, ma esse ancora falliscono nell’affrontare la causa radice del cancro. Questo è il motivo per cui i dottori vedono così tanti pazienti – il cui responso iniziale al trattamento convenzionale è stato positivo – tornare in ospedale mesi o anni dopo con un cancro allo stadio IV. I dottori hanno bisogno di abbandonare la metodologia “pallottola d’argento” e di usare un approccio multi-disciplinare che incontri i bisogni fisici, emozionali e spirituali dei pazienti …

Io non voglio praticare la medicina ortodossa o la medicina alternativa. Io uso ogni mezzo possa aiutare i miei pazienti, così che – a Dio piacendo - essi possano godersi la vita per un lungo tempo. … Io, come mio padre prima di me, sono guidato dalla mia preoccupazione per il benessere dei miei pazienti. Così, io rifiuto di scartare qualunque opzione di terapia. Se essa è in grado di migliorare la qualità della vita del paziente e la sua prognosi, io la userò. 

Aldilà della nostra scelta in merito alle terapie, il supporto emotivo e spirituale che noi integriamo nel nostro programma di trattamento è l’aspetto che fa la differenza nel nostro ospedale. I dottori hanno bisogno di tornare all’arte della medicina, che comincia con il costruire una relazione con i pazienti.

La scienza deve venire per seconda, come strumento per guidare il medico. La tecnologia è un extra, ma il tocco umano è vitale. Conoscendo e ascoltando i pazienti possiamo spesso scoprire ciò che le analisi del sangue e i raggi-x non possono trovare. I dottori hanno bisogno di trattare l’intera persona, il che significa trovare gli squilibri fisici che hanno causato l’avaria del sistema immunitario. Ma significa anche scoprire i fattori emozionali e spirituali che hanno depresso il sistema immunitario. Queste cose aprono la porta al cancro.